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DA RAWLS A CASTANEDA. PER LA LIBERAZIONE

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1- Vi riporto, quale segnalatomi da Cesare Pozzi, un brano di John Rawls del 1999, che profetizza il naufragio dell'euro. O meglio di una "grande società", sovranazionale, basata sulla moneta unica come perno centrale, e che prefiguri un mercato "unico" (nei suoi presupposti giuridico-strutturali), la cui unica istituzione dotata di poteri decisionali rilevanti sia una banca centrale, che espropri della sovranità monetaria gli Stati aderenti; ma senza, poi, esercitarla a sua volta. Cioè "disperdendo" tale sovranità e limitandosi a tutelare la stabilità finanziaria cirscoscritta ad un sistema bancario che, in ultima analisi, ne è l'unico punto di riferimento e mandante:

Una domanda che gli Europei dovrebbero porsi, se mi è consentito azzardare un suggerimento, è quanto vincolante dovrà diventare la loro unione. Si perderebbe molto, credo, se l’Unione Europea diventasse un’unione federale, sul modello degli Stati Uniti. Qui esiste un linguaggio politico comune e una certa disponibilità a spostarsi da uno Stato all’altro.
Non vi è conflitto tra un mercato esteso, libero e aperto che comprende l’intera Europa e i singoli Stati-nazione, ognuno con le proprie istituzioni sociali e politiche separate, le proprie memorie storiche, e le proprie forme e tradizioni di politiche sociali. Di sicuro si tratta di valori significativi per i cittadini di questi Paesi, valori che danno un senso alle loro vite.
Il mercato aperto europeo è tra gli obiettivi dei grandi gruppi bancari e dei più grandi gruppi capitalistici, il cui scopo principale non è altro che aumentare il profitto.
L’idea di una crescita economica, continua e marcata, senza alcun obiettivo specifico all’orizzonte, si addice perfettamente a questi gruppi. Se parlano di distribuzione, lo fanno quasi sempre in termini di effetti a cascata o ricadute favorevoli.
Il risultato di lungo periodo di tutto questo – già manifestatosi negli Stati Uniti – è una società civile immersa in un qualche tipo di consumismo privo di senso.
Non posso credere che questo sia quello che volete

2- Non entrerò nella disputa teorica se Rawls fosse di destra o di sinistra.
Certamente, muoveva da un'idea "sintetizzata" delle società democratico-costituzionali europee, filtrata attraverso la conoscenza del welfare teorizzata piuttosto dal new Deal e dall'esperienza inglese (del rapporto Beveridge). Di questa disputa, in termini filosofici, ci dà conto una nota querelle (nota negli ambienti di sinistra di qualche anno fa), tra Rawls e Van Parijs.

L'affermazione di Rawls sopra riportata ci basta per identificare un pensiero dotato di visione e capace, comunque, di evitare la gelida differenziazione (pseudo)antropologica dell'essere umano, propria di von Hayek. Che aveva visto nel "federalismo interstatale" lo strumento di realizzazione di un sistema di mercato-istituzione autolegittimantesi, con lo smantellamento definitivo del welfare: per Hayek, "una federazione fra Stati realmente diversi porta necessariamente all'impossibilità di un intervento statale nell'economia".
Per Rawls, è un non-senso non solo economico, (con effetti disastrosi che programmaticamente non tengono conto delle crisi ricorrenti del capitalismo "sfrenato", aggiungiamo noi), ma esistenziale: i valori di Stati-nazione differenti sono una ricchezza nell'accezione più sostanziale del termine, perchè danno "un senso" alle vite di quei cittadini, di quei popoli.
Naturalmente, Rawls, nelle sue proposizioni fu prontamente attaccato dalla sinistra italiana che, da subito, in omaggio alla "imprecisione" dei propri mezzi cognitivi economici, riteneva che l'euro (seppure senza Stato federale), o comunque una pseudo-federazione, nei fatti eliminatrice del welfare, fossero invece l'unica possibile risposta alla "sfida della globalizzazione".

Da lì discussioni su discussioni su "redistribuzione ex ante" (asseritamente predicata da Rawls) e redistribuzione ex post, cioè il peso del welfare, sorgendo da ciò l'infinita querelle sul reddito minimo o reddito di cittadinanza.
Tale querelle risultò inevitabilmente colorita, nella stessa sinistra nostrana - nell'iperbolico tessere idee e sincretismi su pensatori sfaccettati e notevolmente complessi, ma letti con la lente del residuo marxismo "da riporto"-, dalla riabilitazione inconscia (forse) e acritica dello stesso Hayek. Questi, in tali forme di "reddito", vedeva, in ultima analisi, uno strumento di protezione dei proprietari-imprenditori dalle intemperanze dei diseredati in preda alla disperazione.
Tanto, appunto, che tale "reddito" veniva richiamato persino nella famosa lettera BCE dell'estate del 2011 (cosa che potrebbe far pure sospettare del disegno liberista in cui indubbiamente si inseriva).

3- Troppa confusione, troppe idee strumentali, troppa adesione da smooth operators alle idee di von Hayek, culminando ciò nel far assurgere un Padoa Schioppa a simbolo di questo €uropeismo, conciliabile-con-l'essere-di-sinistra. Atteggiamento tutt'oggi prevalente e praticamente incontrastato, se non con vuote formule di facciata.

La soluzione, in realtà, come qui sosteniamo, è più semplice, quantomeno più lineare: ammesso che il livello "minimo" dei diritti fondamentali trovi, ieri e oggi, una sua realizzazione "possibile", ove abbia radici vitali nel "senso" di quei valori, che solo la coesione solidaristica e culturale delle comunità nazionali può far vivere, (quelle radici che v.H. ben capiva che occorresse recidere), la restaurazione del modello costituzionale nazionale è non solo funzionale-razionale, ma anche dovuta.
Qui rimarchiamo, in connessione allo spunto di Rawls, la dimensione esistenziale, in senso psicologico e antropologico, della Costituzione: figlia di un momento storico e di una cultura dell'Umanesimo (non "umanista" nel senso dei licei classici) che adesso vogliono seppellire per sempre "dentro" di noi.
E intendono farlo proprio parlando della Costituzione in termini di geometrie istituzionali e "decisioniste"
.
Ma come, si è mai avuta difficoltà a prendere a spron battuto tutte le decisioni che ci hanno asservito e soffocato nel "vincolo esterno"?

4- Abbiamo infinite volte, a da molteplici angolazioni, ripetuto ciò: quello che manca è semmai il grado di consapevolezza diffusa che renda di nuovo condivisa e operante questa soluzione nella società.
E per raggiungere questo obiettivo potremmo costruire un progressivo canale di comunicazione, criticamente argomentato, e proporre per mesi ed anni, idee e spiegazioni documentate: ma arriveremmo in tempo, prima che sia troppo tardi?
No: e lo sappiamo perchè. Il sistema mediatico italiano con una compattezza che non ha pari in Europa, continua e difendere l'indifendibile contro ogni evidenza e ripetendo gli stessi slogan da 30 anni, senza preoccuparsi più nemmeno di aggiornarli.
Uno spettacolo inquietante di collettiva cecità: ma se da 30 anni gli stessi "normotipi" di governanti propongono come "nuove" sempre le stesse ricette, lamentando semmai che QUELLI DI PRIMA non abbiano avuto il coraggio di realizzarle nella misura necessaria, non si scorge l'incongruenza di tutto ciò?
Se Amato, Padoa Schioppa, Monti, entrano nelle stanze del potere, ciascuno nel momento della sua bella rispettiva "crisi" e dicono che la medicina è sempre quella e solo che ne occorrevano dosaggi più elevati, non viene in mente ad alcun malato, o meglio a tutti i "malati-colpevoli" di alzarsi dal letto e fuggire?

Eppure non è così, in Italia: piuttosto, si assiste al giochino di prestigio dell'attacco alla pressione fiscale da attenuare con la riduzione della spesa pubblica.
Cioè i malati, non consapevoli che la medicina - riduzione e "privatizzazione" dello Stato-, ha degli effetti collaterali piuttosto pesanti- cioè, la pressione fiscale, originata dal divorzio e dai parametri di Maastricht-, si gettano a testa bassa contro questi ultimi, chiedendo a gran voce un'ulteriore aggiuntiva intossicazione dello stesso farmaco letale.
Un giochetto sfacciato e ben visibile, ma occultato con questo metodo:
- il PIL non cresce o registriamo recessione (da 20 anni a seguito di Maastricht e poi con le politiche BCE-fiscal compact);
- il diminuito volume della spesa pubblica, in assoluto, assume però un valore addirittura crescente o pressocchè costante
(cioè non più soggetto al suo incremento strutturale naturale), rispetto al PIL stesso...in quanto questo è stagnante o, ormai, in flessione;
- il livello dei servizi, necessariamente si abbassa: la colpa viene data in termini morali allo Stato, come fatto collettivo solidaristico;
- e si invoca ulteriore riduzione dell'intervento pubblico; da cui ulteriore flessione del PIL e ulteriore rimprovero di incidenza eccessiva della spesa!
Sempre dimenticando ("astutamente") non solo che la rincorsa alla diminuzione della spesa pubblica si riflette sul livello dei servizi, ma che è la causa principale della flessione del PIL, cosa che...fa poi risaltare come eccessivo un livello di spesa che rimane costante o si contrae (in termini assoluti e ormai anche relativi al PIL, ed appunto in situazione recessiva, cioè in modalità pro-ciclica).
E questo tralasciando come la disoccupazione renda crescente le spesa pubblica, per l'erogazione del relativo sostegno pubblico (che è poi sostegno disperato della domanda e, fiscalmente, alla contrazione della base imponibile). E se anche tale spesa rimanesse costante, cioè già ledendo le crescenti esigenze demografiche e ambientali, quindi strutturali dell'intervento pubblico, com'è evidente in Italia, ciò può avvenire solo a discapito dell'intervento anticiclico a sostegno dell'economia reale.
Un incubo propagandistico (€urotrainato, ma realizzato con entusiasmo dai nostri governi), distruttivo dell'offerta e, in definitiva, della stessa società italiana.

5- Di fronte all'inutilità di contrastare tutto questo, mi verrebbe da chiudere il blog e persino da rimuovere il fatto di aver scritto il libro. Non per ignavia (se ci credete), ma mi verrebbe da rimanere ad attendere l'esito degli eventi e l'autosconfitta a cui collettivamente, e senza mai dubitare, ci stiamo condannando.
Ma c'è un'altra storia che possiamo immaginare. Riassunta in queste parole:
"Un giorno verrà una crisi e allora gli italiani saranno costretti a riscoprire il senso profondo della democrazia costituzionale e abbandoneranno l'idea internazionalista e liberista del vincolo esterno".
Dite che nessuno le ha mai pronunciate queste parole e che, piuttosto, ne sono state pronunciate di esattamente contrarie?

Ma è proprio questo il punto:
"The sorcerer storyteller who changes the ending of the factual account, does it at the direction and under the auspices of the Spirit...The sorcerer storyteller knows without a shadow of doubt that somewhere, somehow, in that infinity, at this very moment the Spirit ha descended. (Freedom, democracy) is victorious...His goal has trascended his person". (Carlos Castaneda "The power of Silence", pagg. 135-136).
Avete forse bisogno di una traduzione?
Ognuno di voi può essere il "sorcerer storyteller". Adesso. Subito.





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