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"Vuoi dunque che ripercorriamo l'origine del diritto rifacendoci alla sua fonte stessa? Una volta scopertala non vi è dubbio che dobbiamo riportare ad essa quanto stiamo indagando".

1. Come spesso capita, Francesco ci lascia nei commenti degli spunti fondamentali e poi...mi tocca elaborarli per conservarli alla conoscenza generale dei lettori e sistemarli nel complessivo filo conduttore del blog (naturalmente Francesco va ringraziato e questo non costituisce un rimprovero).
Cominciamo da un punto che riguarda la spiccata tendenza di Giuliano Amato a "dirci in faccia" i veri scopi e i veri effetti dei trattati €uropei e quindi del c.d. "vincolo esterno".
Le affermazioni di Amato che riportiamo più sotto, meritano di essere attentamente considerate e rammentate, proprio per avere chiaro, senza le interferenze cosmetico-propagandistiche che caratterizzano la c.d. "rivoluzione liberale", il quadro in cui l'Italia si è mossa, almeno a partire dall'Atto Unico, che predeterminava il successivo trattato di Maastricht e la fase operativa della stessa moneta unica.
Quella stessa unione monetaria la cui venuta in esistenza, come obiettivo fondamentale della costruzione europea, risale al trattato del 1957, (qui p.5.1-5.3), almeno come impegno pattizio, culminando puntualmente nel Rapporto Werner del 1971, mentre la sua teorizzazione in chiave federativa è enunciata da Hayek e Einaudi tra il 1939 e i primi anni '40 (qui, pp.6.3.-6.5) del secolo scorso.
2. Dunque lasciamo la parola ad un Amato che, nel 1989, (insieme naturalmente a Prodi), partecipa a un convegno sul tema "Moneta unica per l’Europa", (21 febbraio 1989, Roma, dibattito la cui registrazione trovate qui) e "non a caso" definisce senza mezzi termini la questione della sovranità e della sua cessione (non limitazione) irreversibile (almeno quanto, nelle intenzioni negoziali, e nelle recentissime dichiarazioni di Draghi, lo è l'euro):
“…Quando si insegna ad un ragazzino di primo anno all’università in che cosa consiste la sovranità, la prima cosa che gli si dice è “batter moneta”.Quindi c’è niente popò di meno quel problema lì di mezzo. Una volta si diceva “batti moneta e dichiara le guerre”. Ora pudicamente si dice “batti moneta e poi paga pensioni, stipendi”. Batter moneta come caratteristica dello Stato sovrano continua ad essere la prima cosa che viene in mente. E non a caso…”.
3. Le conseguenze di questa cessione di sovranità all'€uropa - e che l'€uropa reclama perentoriamente e senza mezzi termini -, perfettamente definita da Amato sul piano giuridico-costituzionale - che poi sia costituzionalmente anche legittima è tutto un altro discorso che Amato e...Prodi si guardano bene dall'affrontare- , sono contestualmente definite e preconizzate da Prodi:
“… Questi sono i problemi più grossi che noi dobbiamo affrontare, insieme ovviamente al discorso dei costi relativi dell’inflazione. Ma su questo io non è che non ci stia perché non lo ritenga importante, ma perché è già stato così talmente sottolineato che non voglio aggiungere un’altra parola.
E’ stato talmente sottolineato da voler ricordare che, quando ci fu l’edesione italiana allo SME– me lo ricordo benissimo, perché coincise con quel quarto d’ora in cui sono stato Ministro dell’Industria (il problema non è durar molto, ma esserci negli appuntamenti storici!!) [risate] – quando ci fu quella discussione c’era perfettamente accordo, il Paese era d’accordo.
Il grosso problema era di trarne le conseguenze, cioè DI APPROFITTARE PER UNA IMMEDIATA NUOVA POLITICA DI TIPO SALARIALE, per quella che allora veniva chiamata, nella coda della terminologia, la “politica dei redditi” . Ma sull’accordo, sulla politica monetaria, il Paese già da allora era sostanzialmente d’accordo. Chi non lo era, era per paura, non perché non ci credesse. Diceva, “ma non ci indurre in tentazione”, cioè non esageriamo, insomma; ma l’Italia è stata sempre favorevole a questo.
Ed è abbastanza interessante perché, tutto sommato, nonostante non ci sia stato un adeguamento politico immediato…però successivamente l’adesione allo SME è stato quella specie DI FATTO CORROSIVO QUOTIDIANO CHE CI HA SPINTO AD AVERE POLITICHE LEGGERMENTE PIÙ SAGGE con il passare del tempo.
Quindi io non ritengo assolutamente che sia stato negativo, anzi CHE SIA STATO UN FATTO DI IMPORTANZA FONDAMENTALE. Anche se non ho dato mai importanza alla larghezza della “banda”, perché in materia monetaria quelle che contano sono le aspettative psicologiche. Per me l’idea che si debba litigare per avere la “banda” più larga degli altri, io non l’ho mai capita e non riuscirò mai a capirla, perché quando un Paese come l’Italia comincia a peggiorare, deve mollare il tutto, insomma…”
E’ stato talmente sottolineato da voler ricordare che, quando ci fu l’edesione italiana allo SME– me lo ricordo benissimo, perché coincise con quel quarto d’ora in cui sono stato Ministro dell’Industria (il problema non è durar molto, ma esserci negli appuntamenti storici!!) [risate] – quando ci fu quella discussione c’era perfettamente accordo, il Paese era d’accordo.
Il grosso problema era di trarne le conseguenze, cioè DI APPROFITTARE PER UNA IMMEDIATA NUOVA POLITICA DI TIPO SALARIALE, per quella che allora veniva chiamata, nella coda della terminologia, la “politica dei redditi” . Ma sull’accordo, sulla politica monetaria, il Paese già da allora era sostanzialmente d’accordo. Chi non lo era, era per paura, non perché non ci credesse. Diceva, “ma non ci indurre in tentazione”, cioè non esageriamo, insomma; ma l’Italia è stata sempre favorevole a questo.
Ed è abbastanza interessante perché, tutto sommato, nonostante non ci sia stato un adeguamento politico immediato…però successivamente l’adesione allo SME è stato quella specie DI FATTO CORROSIVO QUOTIDIANO CHE CI HA SPINTO AD AVERE POLITICHE LEGGERMENTE PIÙ SAGGE con il passare del tempo.
Quindi io non ritengo assolutamente che sia stato negativo, anzi CHE SIA STATO UN FATTO DI IMPORTANZA FONDAMENTALE. Anche se non ho dato mai importanza alla larghezza della “banda”, perché in materia monetaria quelle che contano sono le aspettative psicologiche. Per me l’idea che si debba litigare per avere la “banda” più larga degli altri, io non l’ho mai capita e non riuscirò mai a capirla, perché quando un Paese come l’Italia comincia a peggiorare, deve mollare il tutto, insomma…”
Chiosa Francesco nello stesso suo intervento:
Tutti sapevano che cosa avrebbe significato l’€uro. Il vincolo esterno è stato utilizzato per condizionare la politica dei redditi, è stato cioè “il fatto corrosivo quotidiano che ci ha spinto ad avere politiche leggermente più sagge”. Politiche deflattive.
4. Il "fatto corrosivo quotidiano", cioè la cessione di sovranità, e quindi, come ci insegna Amato, del potere di "battere moneta", ha quindi prodotto i suoi effetti; e questi effetti sono stati esattamente quelli che discendono dal parallelismo funzionale della moneta unica rispetto al gold standard. In particolare Carli li aveva, a sua volta, pre-descritti in modo "scultoreo" (sempre qui, p.8):
"L’argine contro il dilagare del potere d’acquisto che movendo dagli Stati Uniti minaccia di sommergere l’Europa, si continua a sostenere, potrebbe essere innalzato esclusivamente mediante il ripristino del gold standard. In realtà, concezioni del genere incontravano, un tempo, un coerente completamento nelle enunciazioni che attribuivano al meccanismo concorrenziale il compito di realizzare, mediante congrui adattamenti dei livelli salariali, il riequilibrio dei conti con l’estero.
Insomma,il ritorno alla convertibilità aurea generalizzata implicava governi autoritari, società costituite di plebi poverissime e poco istruite, desiderose solo di cibo, nelle quali la classe dirigente non stenta ad imporre riduzioni dei salari reali, a provocare scientemente disoccupazione, a ridurre lo sviluppo dell’economia."
5. Non può e neppure deve stupire, quindi, che oggi i media mainstream registrino, in una giaculatoria senza memoria di questi antecedenti ben precisi e intenzionali del paradigma €uropeo, questa realtà:
Più povertà: 1 su 4 è a rischio, record storico dall'89. Bankitalia registra peggioramenti nei bilanci delle famiglie italiane
Aumentano le diseguaglianze. Il 5% dei Paperoni detiene il 30% della ricchezza italiana.
5.1. Si tratta naturalmente di una mezza verità, poiché nel 1989 la povertà non era assolutamente agli stessi livelli attuali: semplicemente il 1989 è stato l'anno in cui sono iniziate le relative rilevazioni statistiche omogeneamente confrontabili.
Perché non solo la povertà (assoluta e relativa) in Italia è giunta a livelli senza precedenti, almeno rispetto alla fine degli anni '80, solo a seguito dell'aggiustamento austero e credibile imposto dalla crisi del debito (commerciale, cioè da squilibri nei conti con l'estero) nell'eurozona, ma abbiamo pure assistito alla proliferazione del "nuovo", ma del pari voluto, fenomeno dei working poors (frutto naturale del "quotidiano fatto corrosivo" in cui sono consistite le politiche "più sagge" che additava Prodi):
http://www.programmazioneeconomica.gov.it/2017/12/18/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana/#Quota%20di%20popolazione%20in%20povert%C3%A0%20assoluta%20per%20aree%20geografiche


Fig.2 Dinamica delle percentuali di popolazione a rischio di povertà nell’area Euro e in alcuni dei paesi 2007 - 2015


6. Ma il 1989, non casualmente, è stato anche l'anno in cui Prodi e Amato auspicavano, come frutto di "politiche più sagge", esattamente questi effetti. "Sagge"...ma per chi?
...E il paese "era d'accordo" veramente? Come e quando è stato interpellato informandolo in modo comprensibile da tutti gli elettori (duramente) interessati?
I precedenti "referendari" non possono certo essere addotti come un argomento a sostegno, dato l'oggetto quantomeno opaco del quesito che fu posto nel mitico referendum sull'Europa del 1989, e, peraltro, anche l'inadempienza che ne seguì, rispetto agli esatti termini del pur opaco quesito, nei contenuti del successivo trattato di Maastricht (qui, pp. 6-9)!
Oggi, forse, il paese "scopre", votando, che non è, e non è mai stato, d'accordo: ma dipende da chi si debba ritenere legittimato a esprimere la volontà per tutto il paese.
7. Insomma, chi ha voluto, in un modo o nell'altro, lo ha fatto "al riparo dal processo elettorale".
E intende continuare a farlo...
